LA MALATTIA DI PARKINSON

 

La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa, caratterizzata da una progressiva scomparsa delle cellule nervose e, in particolare delle cellule che producono il neurotrasmettitore "dopamina".

La dopamina ha un ruolo fondamentale nel controllo sia della funzione motoria che di alcune funzioni non-motorie (umore, sonno, memoria) operando come un maestro d'orchestra su altre cellule cerebrali.

Se i livelli di dopamina diminuiscono eccessivamente, i messaggi tra le cellule nervose si interrompono creando problemi di controllo dei movimenti: Iniziano così a comparire i primi sintomi motori come la rigidità, il tremore e la lentezza dei movimenti, isolati o in combinazione: Questi sintomi possono peggiorare con il passare del tempo.

Anche se generalmente si crede che la Malattia di Parkinson riguardi solo le persone anziane, in realtà in un caso su quattro, l'esordio della malattia avviene prima dei 50 anni.

Poco si sa sulle cause della malattia. Secondo recenti ipotesi scientifiche, fra le cause si possono includere i rischi ambientali, come l'esposizione ai pesticidi o ai metalli pesanti, e le alterazioni genetiche.  Accanto a rare forme di Parkinson ereditario, è possibile che il rischio di ammalarsi sia più alto per gli individui che hanno un familiare affetto da malattia di Parkinson.

 

 

SINTOMI PRINCIPALI

 

  • RIGIDITA'  MUSCOLARE

             Spesso erroneamente attribuita ad un'infiammazione articolare, un reumatismo o una postura scorretta, potrebbe rappresentare l'esordio della malattia.

 

  • TREMORE

             Può non essere presente in tutti i malati (circa ol 30% delle persone affette da Malattia di Parkinson non lo manifesta). Nelle fasi iniziali della malattia, colpisce solo una parte del corpo, spesso le mani, i piedi e le dita ed è un tremore a riposo: diminuisce afferrando un oggetto, come ad esempio un bicchiere, oppure nel sonno.

 

  • LENTEZZA DEI MOVIMENTI (bradicinesia)

             Si manifesta come una maggiore difficoltà a svolgere movimenti fini come lo scrivere, il cucire, il radersi, nel senso che si impiega più tempo e ci si sforza di più per effettuare le normali attività, oppure a passare da una posizione all'altra (come alzarsi da una sedia, scendere dalla macchina, girarsi nel letto) oppure difficoltà nel vestirsi (indossare una giacca o un  cappotto).

 

SINTOMI NON MOTORI

 

La Malattia di Parkinson presenta anche sintomi (cosiddetti non motori)  non legati ai movimenti che in alcuni casi possono precedere anche di alcuni anni l'esordio del disturbo e che devono far scattare un campanello d'allarme:

       1.  STIPSI

             Può precedere di 20 anni la comparsa dei sintomi motori

       2.  DEPRESSIONE

            Anticipa di molti mesi la comparsa dei sintomi motori in circa il 30% dei casi

       3.  RIDOTTA SENSIBILITA' OLFATTIVA (iposmia)

            Interessa ben il 70% delle persone con Malattia di Parkinson

       4.  DOLORE

           Può essere di vario tipo (crampi, sensazione di intorpidimento, di bruciore) e riguardare sopratutto le gambe).

      5.  DISTURBI DEL SONNO

          Agitazione con emissione di urli, movimenti bruschi e violenti.   

    6.  MINORE ESPRESSIVITA' DEL VOLTO

       7.  CAMBIAMENTI DELLA VOCE O DEL MODO DI ESPRIMERSI

           Parlare più lentamente, con voce flebile, monotona, rauca, esitante o più veloce.

    8.  DIFFICOLTA' DI CONCENTRAZIONE E MEMORIA

           Nelle fasi iniziali, spesso notata da un familiare più che dal malato.

 

    9.  RIDUZIONE DELLA CAPACITA' DI ESEGUIRE COMPITI COMPLESSI

        O PIU' ATTIVITA' NELLO STESSO MOMENTO

 

 

 

 

 

  

Dott. Claudio Pacchetti – Istituto Neurologico “C.Mondino”, Pavia
 
Malattia di Parkinson
 
…..i disturbi mentali: impara a conoscerli senza timore …
 
Quando si pensa al Parkinson l’immagine che più ricorre è l’insostenibile disagio fisico, la lentezza dei movimenti, il tremore, la rigidità dei muscoli e poi con il trascorrere degli anni, le fluttuazioni motorie accompagnate dai movimenti involontari. Naturalmente, accanto a questi sintomi “centrali” esistono altri sintomi “non motori”; quelli vegetativi ad esempio, molto frequenti come la stitichezza o rari come l’ipotensione arteriosa ortostatica e poi altri ancora, appunto, come quelli mentali molto frequenti e tuttavia poco conosciuti. Rispetto ai sintomi motori della malattia, più facilmente riconosciuti, i disturbi mentali generano allarme e paura e sono in genere vissuti con profonda preoccupazione dal paziente e dalla sua famiglia.
Avere confidenza con questi disturbi e sapere come affrontare e gestire le fasi acute e poi quelle croniche, e oggi possiamo farlo con ragionevole successo, da tranquillità e sicurezza a coloro che ne sono coinvolti, pazienti, familiari e medici.
 
Le domande principali….
 
Sono molto frequenti i disturbi mentali nella Malattia di Parkinson ?
 
Sì, sono piuttosto frequenti e si valuta che nel corso della malattia oltre il 60% dei pazienti ne sia colpito. Costituiscono una delle complicanze più disabilitanti e sono la principale causa di ospedalizzazione o di allontanamento dalla famiglia presso istituti di ricovero.
Attenzione, se i disturbi mentali compaiono entro i primi tre anni di malattia, quindi presto rispetto a quanto accade di solito, la diagnosi deve essere riconsiderata. In particolare, se sussiste un importante deterioramento mentale e i sintomi motori non rispondono ai farmaci la diagnosi potrebbe essere quella di una Malattia dei Corpi di Lewy, un tipo di demenza che si associa molto presto a un parkinsonismo
 
Quali sono i fattori di rischio?
 
In parte sono connessi a variabili cliniche quali l’età, una fase avanzata di malattia o alla coesistenza di un declino cognitivo, in parte invece sono correlati alla terapia antiparkinsoniana; in ordine decrescente in quanto a rischio iatrogeno troviamo i farmaci anticolinergici (ora poco in uso, ad es. Akineton, Artane ,Disipal etc.), i dopaminoagonisti (Parlodel, Dopergin, Nopar, Cabaser, Mirapexin, Requip) e la levodopa (Madopar e Sinemet). Da ricordare che malattie o eventi concomitanti come la febbre, le infezioni, un trauma o un’anestesia generale possono scatenare anche temporaneamente vari disturbi mentali. Naturalmente, la presenza nella stessa persona di fattori di rischio sia clinici che farmacologici può favorire la comparsa dei disturbi mentali quando intervengono patologie concomitanti.
 
Quali sono i disturbi mentali?
 
1) Le allucinazioni
 
I disturbi più frequenti consistono in allucinazioni visive e più raramente uditive.
Si possono vedere “ombre” che passano rapidamente a lato del campo visivo e che a volte prendono la forma di animali o di persone; sono dette “allucinazioni di passaggio o presenze”. Altre volte, più la sera o di notte, sono visioni episodiche o ripetute di animali di piccola taglia (allucinazioni lillipuziane come insetti) o di media taglia ( macrozoopsie come cani, gatti, serpenti etc.) oppure fugaci visioni di persone, adulte o bambini, immagini in bianco e nero, statiche e silenziose. Altre volte ancora la scena ricorda un film con azione e movimento il cui contenuto emotivo può variare dal piacere all’ indifferenza e dalla paura al terrore. Molto frequenti sono anche le illusioni e le dispercezioni dove un oggetto, ad es. il bordo di una finestra, prende momentaneamente la forma di qualcosa d’altro. Questi fenomeni durano da pochi secondi a qualche minuto.
Lo stato di coscienza è conservato o raramente vi è confusione mentale quindi la consapevolezza di ciò che si sta vivendo è conservata. Le allucinazioni sono spesso associate alle variazioni del ciclo sonno-veglia tanto è vero che possono comparire mentre un paziente si addormenta (allucinazioni ipnagogiche) o quando si sveglia (allucinazioni ipnopompiche). A volte sono correlate ad episodi diurni di sonno REM (sigla che definisce il momento in cui quando dormiamo sogniamo). Infatti secondo dati recenti ottenuti con esami di EEG-polisonnografia nelle 24 ore (è un tipo particolare di elettroencefalogramma) molti episodi allucinatori sono interpretati come “sogni ad occhi aperti”; altre volte compaiono dopo un breve sonnellino pomeridiano e sono allora accompagnate da un leggero e transitorio stato confusionale durante il quale il paziente ha spesso la certezza di sognare. Altre volte ancora seguono o accompagnano le cosiddette parasonnie che sono disturbi del sonno fisiologico caratterizzati da sogni molto vivi, incubi e sonniloquio (il paziente parla e a volte urla nel sonno).
 
2)
Disturbi del pensiero di tipo deliroide e disturbi del comportamento
 
I disturbi del pensiero caratterizzati da “idee fisse” di tipo paranoideo sono fortunatamente più rari, anche se non occasionali. Il delirio finisce per disturbare la personalità del paziente e altera il suo comportamento nei rapporti interpersonali e sociali.
Le tematiche deliroidi sono circoscritte a pochi ambiti, a differenza delle psicosi floride giovanili come la schizofrenia. Iniziano di solito con una subdola sospettosità verso i familiari o verso persone estranee al nucleo familiare, e poi possono montare dando luogo ad un vero e proprio delirio di persecuzione. Il paziente è lucido, impermeabile alle critiche e fermamente convinto che quello che pensa sia vero. Tra le più pericolose sono le idee di veneficio (avvelenamento) che portano il paziente a rifiutare la terapia e possono sfociare in un comportamento aggressivo e pericoloso per sé e per gli altri. Altri contenuti deliroidi frequenti sono la gelosia immotivata per il coniuge e il timore di un tradimento sessuale. Altre volte il disturbo del comportamento è sostenuto da un netto incremento della libido (termine che esprime l’ intensità della pulsione sessuale) e può sfociare anche in anomalie della condotta sessuale definite delirio erotomanico.
Gli stati deliroidi tendono a divenire cronici e mettono a dura prova le risorse emotive del familiare “portatore di cura”.
 
3) Stati di confusione mentale
 
 
Stati di confusione mentale caratterizzati da disorientamento personale, temporale e spaziale (ad es. il paziente può non riconoscere i familiari o la propria abitazione) prevalgono in pazienti con disturbo della memoria e decadimento cognitivo globale.
Possono essere brevi, da pochi secondi ad alcuni minuti, isolati o associati alle allucinazioni oppure al delirio. In genere gli episodi di confusione mentale associati al delirio sono più severi, hanno durata maggiore e sono caratterizzati da intensa agitazione motoria e mentale; questo caso può essere definito una vera urgenza psichiatrica e l’intervento medico mirato a sedare il paziente deve essere pronto e appropriato.
Gli stati di confusione mentale isolati o correlati alle sole allucinazioni non devono preoccupare, sono brevi e intervengono frequentemente al risveglio da un improvviso sonnellino, spesso in pazienti che accusano una molesta e insopprimibile sonnolenza diurna; come abbiamo già avuto modo di dire sembrano causati da irregolarità del ciclo sonno-veglia.
 
Esiste una terapia per i disturbi mentali?
 
La decisione di quando trattare i disturbi mentali si basa sul grado di disagio del paziente e della famiglia. I disturbi del pensiero di tipo paranoideo, il delirio di gelosia e quello erotomanico sono da trattare immediatamente. Le allucinazioni e le illusioni vanno trattate solo se molto frequenti e persistenti o se il paziente è nella necessità di aumentare i farmaci dopaminergici per migliorare il suo stato di salute fisica.
Fino a pochissimi anni fa, prima dell’ avvento dei cosiddetti antipsicotici atipici, clozapina, olanzapina e poi quetiapina, l’ unica possibilità di successo nel trattamento dei disturbi mentali era rappresentata da una variazione della terapia in corso, ad es. la sospensione di anticolinergici o di amantadina, o più frequentemente dalla riduzione della terapia dopaminergica antiparkinsoniana, ed in particolare dei farmaci dopamino-agonisti.
Questi tentativi non sempre riducono la gravità dei sintomi e in aggiunta determinano un deterioramento del quadro clinico di base. In questo modo, vi è una ulteriore compromissione delle funzioni e delle abilità residue del paziente e della sua qualità di vita. Inoltre l’impiego di farmaci antipsicotici convenzionali, ad es. dei neurolettici come l’aloperidolo, finiva anch’ esso per aggravare le già severe condizioni cliniche dei pazienti. Infatti, a livello del sistema nervoso centrale questi farmaci hanno una rilevante attività antipsicotica e antiallucinatoria ma bloccando i recettori striatali per la dopamina azzerano l’ efficacia della terapia antiparkinsoniana.
Inoltre, l’impiego di questi farmaci o la loro sospensione acuta esponeva il paziente al rischio seppur non frequente di ipertermia maligna, condizione clinica molto grave perché difficile da trattare. Gli antipsicotici atipici si differenziano da quelli tradizionali per una minore o assente azione sui recettori dopaminergici striatali. In altre parole, l’esposizione cronica a questi farmaci determina raramente un parkinsonismo secondario o iatrogeno.
Il capostipite degli antipsicotici atipici è la clozapina, molto efficace nel controllo dei disturbi mentali ma il cui impiego è limitato dal notevole numero di effetti collaterali potenzialmente molto gravi, tra cui l’ agranulocitosi con la necessità di frequenti controlli ematici. L’olanzapina a basse dosi (2,5 mg) può essere di beneficio nel trattamento delle allucinazioni e delle psicosi, ma dosi superiori possono aggravare i sintomi di base del Parkinson.
La quetiapina è un farmaco ben tollerato i cui soli effetti collaterali consistono in sonnolenza in circa il 15% dei pazienti e in ipotensione arteriosa ortostatica in minor misura. E’ un antagonista dei recettori serotoninergici 5HT-2a e 5 HT-1 e in minor misura dei recettori dopaminergici D-2 e adrenergici (α 1 e α 2 ). Le dosi terapeutiche variano dai 50-100 mg al giorno per le allucinazioni isolate ai 200 mg al giorno e più per le psicosi deliroidi. Insufficienti o assenti sono i benefici sugli stati di confusione mentale e sui disturbi del sonno (dati personali in fase di pubblicazione).
A seconda della situazione clinica, l’ introduzione di quetiapina può evitare una riduzione del trattamento antiparkinsoniano o addirittura consente di potenziare la terapia dopaminergica. Recentemente è stato riportato un successo terapeutico con rivastigmina (un inibitore dell’acetilcolinesterasi), farmaco che aumenta nel cervello un neuromediatore che si chiama acetilcolina e che è la principale molecola della “memoria”.
Questo farmaco è già stato impiegato con successo nel trattamento dei disturbi mentali di altre sindromi neurodegenerative come la Demenza dei Corpi di Lewy e nella M. di Alzheimer. L’idea è che la disfunzione riguardi un piccolo nucleo colinergico che si chiama n. del tetto peduncolo pontino, strettamente collegato alla substantia nigra, principale sede di degenerazione nella Malattia di 
Parkinson. Il miglioramento riguarderebbe simultaneamente le allucinazioni, le prestazioni cognitive e i disturbi del sonno.
Questi risultati sono incoraggianti ma devono essere verificati su popolazioni più ampie e con una migliore definizione dei disturbi mentali e di quelli del sonno.
 
 
Questo testo è parte degli atti di un convegno organizzato a Voghera (PV) nell’Aprile 2002 in occasione della giornata internazionale sulla Malattia di Parkinson dall’Associazione Pavese Parkinsoniani
 
 

PARKINSON:

CONSIGLI UTILI PER VIVERE MEGLIO.

 

Per alcuni pazienti i sintomi della malattia di Parkinson possono influire negativamente sulla vita di tutti i giorni, perchè ostacolano l'esecuzione delle comuni e abituali funzioni motorie. Ecco alcuni consigli per superare le difficoltà che potreste incontrare.

Come regola generale ricordate di tenere sempre la mente attiva: leggete libri e giornali, ascoltate musica, fate cruciverba, non allontanatevi da amici e parenti ma cercate di mantenere una vita sociale soddisfacente e non trascurate i vostri passatempi preferiti.

 

IL SOGGIORNO

Il soggiorno,o il salotto, spesso è la stanza in cui si passa la maggior parte del tempo.E' importante quindi che sia un luogo sicuro e confortevole.

Provate a seguire i seguenti consigli:

  • Disponete il mobilio in modo che ci sia lo spazio sufficiente per muoversi tra sedie e tavoli.

  • Utilizzate sedie con spalliere, braccioli e sedile rigido, per sedervi più facilmente e comodamente; potete aggiungere un cuscino perchè il sedile sia all'altezza più comoda per voi.

  • Installate dei corrimano lungo le scale o i corridoi o in tutte le aree in cui non ci sia qualcosa a cui appoggiarsi

  • Comprate un telefono munito di tasti grandi, potrete così comporre i numeri più agevolmente.

  • Utilizzate un telefono senza fili, da portarvi dietro in casa.

 

 

LA STANZA DA LETTO.

 

Un consiglio prezioso per la gestione di questo importante  ambiente è quello di tenerlo sempre in ordine! Tenete i pavimenti sgombri da indumenti, scarpe, o altri oggetti.

Sopratutto, lasciate libero il passaggio per giungere al letto, nell'armadio dei vestiti o per l'uscita.

Inoltre, per coricarvi nel letto o alzarvi da questo, provate a seguire questi suggerimenti:


  • Utilizzate un letto alto circa fino alle vostre ginocchia.Se il vostro letto fosse troppo alto potreste farlo abbassare da un falegname, accorciandone le gambe. Se fosse troppo basso potreste utilizzare un materasso più alto.

  • Posizionate sopra alla testa del letto un trapezio di metallo che potete trovare in un negozio per articoli ortopedici; questo vi aiuterà a cambiare posizione nel letto più facilmente e senza l'aiuto degli altri.

  • In alternativa, potete legare una corda lunga ai piedi del letto e tenere l'altro capo a portata di mano. Aggrappandovi alla corda vi alzerete dal letto con meno difficoltà.

  • Installate una sbarra di ferro sul muro a circa 20 cm dall'altezza del letto. Anche questo potrebbe essere d'aiuto per farvi entrare e uscire dal letto.

  • Ponete una solida scatola di cartone (alzacoperte) sotto alle lenzuola in fondo ai piedi del letto. Questo dovrebbe aiutare a mantenere i piedi e le gambe liberi dalle lenzuola e girarvi più facilmente nel letto.

  • Al mattino, al risveglio, provate ad assumere la prima dose di levodopa quando ancora siete a letto, e aspettate che questa inizi il suo effetto prima di alzarvi.

  • Non scendete mai rapidamente dal letto! Inizialmente, sollevate il busto ed aspettate qualche secondo. Se non vi gira la testa, lentamente portate le gambe giù dal letto e aspettate ancora almeno un minuto.
  • Quindi, appoggiate i piedi a terra e, quando vi sentite sicuri, alzatevi in piedi. Tenete sempre una sedia accanto al leto e appoggiatevi allo schienale prima di iniziare a camminare.

  • Per scendere dal letto più facilmente stendetevi su un fianco lungo il bordo del letto, fate cadere le gambe dal lato e spingete dall'alto con i gomiti e la mano.

 

LA CUCINA

I sintomi della malattia di Parkinson possono ridurre la vostra forza e coordinazione e possono diminuire le performance in cucina.

Per aumentare la vostra sicurezza e mobilità in questo caso provate a seguire questi consigli:

  • Se avete una parete libera attacate un supporto a cui appendere gli utensili che in cucina utilizzate più spesso.

  • Utilizzate apriscatole elettrici, che sono più semplici, e più sicuri da maneggiare.

  • Raccogliete la spazzatura dal pavimento con una paletta con il manico lungo.Questo eviterà che vi pieghiate.

  • Provate ad affettare i cibi su taglieri con i bordi rilevati ed attaccate una vaschetta alla fine del tagliere.Eviterete così di far cadere i cibi anche se non impugnate gli attrezzi con forza.

  • Comprate teglie in alluminio (più leggere) o pentole con i manici lunghi che voi possiate sollevare con entrambe le mani.

Se fate fatica ad impugnare ed utilizzare le posate, i piatti o i bicchieri, ispessite i loro bordi o i loro manici con materiale ruvido, come stoffa, velcro o nastro adesivo. In questo modo sarà più facile che aderiscano alle vostre mani e manterrete più salda la presa.

 

IL BAGNO.

 

 

Questo probabilmente è il luogo della casa in cui vi necessita maggior aiuto. Ecco alcuni utili consigli che possono essere usati per rendere il bagno un luogo sicuro:

  • Attaccate decalcabili o strisce antiscivolo sul fondo della vasca da bagno o sul pavimento della doccia. Oppure utilizzate un tappetino di gomma.
  • Ciò può aiutarvi a prevenire le cadute.

  • Togliete i tappetini di stoffa o di spugna, sopratutto se il bagno è piccolo, perchè questi fanno inciampare e scivolare più facilmente. Utilizzate piuttosto un tappeto che copra tutto il pavimento e che vada da una parete all'altra della stanza. Attaccate sul retro del tappeto delle striscie di velcro o di un altro materiale che non lo facciano scivolare sul pavimento.

  • Togliete le porte di vetro dalla doccia e sostituitele con tendine di plastica.

  • Utilizzate docce con il tubo flessibile per sciacquarsi rimanendo seduti.

  • Installate dei corrimano nella vasca da bagno e delle sbarre a cui appoggiarsi sulle pareti del bagno. Ciò può aiutarvi a mantenere l'equilibrio quando entrate o uscite dalla vasca da bagno o dalla doccia.
     
  • Usate una sedia o uno sgabello all'interno della doccia per evitare il rischio di cadere mentre vi lavate.

  • Attccate la saponetta ad una corda per poterla raccogliere più facilmente.

ALIMENTAZIONE

 

Alcuni parkinsoniani lamentano problemi di digestione, nausea o inappetenza. Questi disturbi, associati alla difficoltà di compiere i gesti propri del consumare i pasti, possono portare ad alimentarsi e a bere in modo insufficiente. Riportiamo qui dei consigli per facilitare l'alimentazione:

  • Tagliate il cibo in piccole porzioni.

  • Se compare un tremore intenso e disabilitante alle mani, una cannuccia può esservi d'aiuto.

  • Se è la stitichezza a togliervi l'appetito e l buona digestione, provate a modificare la vostra alimentazione aggiungendo più fibre ( pane e pasta integrali, frutta con la buccia) e più  acqua. Se questo non bastasse, utilizzate blandi lassativi
  • ( provate quelli a base di erbe) ma non assumente troppi medicinali contro la stitichezza.

  • Provate a bere 1/2 bicchiere di succo di frutta dopo la colazione per evitare la nausea.

Se l'assunzione della terapia vi causa dolori di stomaco o nausea, insieme alle pastiglie provate a mangiare un biscottino o una fetta biscottata.

 

SEDERSI

  • Aggiungete qualche centimetro in altezza alla vostra sedia per renderla più confortevole.

  • E' consigliabile utilizzare sedie con braccioli e un sedile alto mentre è meglio evitare poltrone soffici  in cui si sprofonda.


 

CAMMINARE 

 

Quando i passi si fanno traballanti, piccoli e veloci, provate a seguire questi consigli:


  • Rallentate e fermatevi facendo attenzione  a non perdere l'equilibrio.

  • Cercate di distanziare i piedi di almeno

       20 cm.

  • Cercate di mantenere una postura quanto più eretta possibile.

  • Sforzatevi di fare un passo ampio.

  • Fate il passo cercando di sollevare quanto più possibile il piede (come per marciare) cercando di sollevare prima l'alluce appoggiando al suolo prima il tallone poi la punta.

  • Fate oscillare il braccio posto in avanti mentre eseguite il passo.

 

ALZARSI IN PIEDI

 

  • Da seduti, provate a piegarvi e toccare lentamente la punta dei piedi, poi provate lentamente ad alzarvi.

  • Prima di alzarvi,mettetevi dritti sulla sedia, appoggiate le braccia sui braccioli, portate il bacino vicino al bordo della poltrona tenendo i piedi separati da almeno 20 cm, uno più avanti dell'altro, oscillate con il tronco in avanti per tre volte e alla terza volta portate in avanti le spalle oltre le ginocchia e spingendo con le braccia sui braccioli, cercate di raddrizzarvi.

  • Datevi mentalmente un comando preparandovi così allo sforzo con il quale dovete alzare i piedi.

  • Rimanete tranquilli in piedi per qualche secondo dopo esservi alzati per recuperare lentamente l'equilibrio.

SALIVAZIONE ABBONDANTE

 

Succhiate una caramella o masticate un chewin-gum, come aiuto contro la salivazione.

 

DIFFICOLTA' A BERE

 

Bevete con una cannuccia quando i muscoli delle labbra e della bocca sono contratti.

 

ABBIGLIAMENTO

 

  • Evitate vestiti con bottoni piccoli, utilizzate piuttosto cinture elastiche o chiusure con il velcro.

  • Preferite vestiti larghi e leggeri.

  • Cominciate ad indossare e a togliere li abiti iniziando dal lato più rigido.

  • Provate a vestirvi stando seduti su una sedia: vi aiuterà a mantenere l'equilibrio e a non perdere la pazienza.

  • Non indossate ciabatte ma solo pantofole chiuse sui talloni.

  • Indossate le scarpe aiutandovi con un calzascarpe con il manico lungo.

  • Utilizzate mocassini senza laccio o scarpe chiuse con il velcro.

  • Scegliete scarpe con la suola in pelle con cui si cammina meglio e che garantiscono maggiore stabilità;sono meno indicate le scarpe con la suola in gomma.

 

PROBLEMI PARTICOLARI: FREEZING.

 

  • Quando volete girarvi, non fate perno su un piede incrociando le gambe, potreste cadere "a vite", ma mentre camminate fate un semicerchio con i piedi mantenuti separati.

Se i piedi si attaccano al pavimento non cercate di muovervi perchè perdereste l'equilibrio, ma provate a mettere in atto la seguente sequenza:

  1. rilassatevi e respirate profondamente .

  2. pensate ad una canzone che vi piace e ricordatene il ritornello.

  3. appoggiate i talloni a terra.

  4. cercate di raddrizzare le ginocchia,le anche ed il tronco.

  5. oscillate  leggermente da un lato all'altro.

  6. provate a cercare di marciare piegando molto la gamba libera dal carico o immaginate di dover fare un gradino o di dover superare un ostacolo;
  7. tenete con voi uno straccio o un pezzo di carta: quando i piedi si incollano a terra gettatelo davanti ai vostri piedi e tentate di scavalcarlo.

 



SCRIVERE

 

 

  • Usate dei fogli con le righe prestampate.

  • Provate ad utilizzare penne pesanti, oppure avvolgetele con stoffa o velcro per rendere più salda l'impugnatura.

  • Se la vostra calligrafia è proprio illeggibile, provate a scrivere a computer i vostri promemoria o le vostre lettere, invece di scriverle a mano.






 


 

 

 

 


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